Dagon Lorai
Dagon Lorai è un artista poliedrico le cui mire creative spaziano dalla musica alla pittura.Compositore, polistrumentista, pittore, poeta e regista , sin da bambino manifesta il suo interesse per l'arte che esprime in ogni forma a lui congeniale.Affascinato dal buio piu che dalla luce, fregia ogni sua creazione, con scenari oscuri e affascinanti a rievocare quei dissesti morali che tanto affliggono i nostri giorni.Molti sono i progetti cui partecipa,primo fra tutti, "L'inguine di Daphne" per il quale scrive testi, musiche e ne è parte attiva.Nel suo proggetto solista, propone i brani dell'album "FRIGIDARIUM" magistralmente eseguiti da Ciro Leale al basso, Dario Mezzapesa alla batteria.Il disco in questione è ambientato nella dissoluta Pompei antica e racconta,con l’ausilio di sonorità sinistre ma dal gusto popolare, le vicende criminali e non, d’un personaggio che finisce per rappresentare tutti noi che nella vita commettiamo delitti di cui ne viviamo le nefaste conseguenze.
Noi come l'arte...pensieri catturati dalla materia.
www.myspace.com/dagonlorai
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Frigidarium di Dagon Lorai – da marzo 2010
Dlindipeso E.R.A. / Sudexpress
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http://www.mediafire.com/?yuleyninmrz
Frigidarium è la quarta pubblicazione discografica di Dagon Lorai.Quest’album concettuale di otto tracce inedite, è ambientato nell’antica Pompei e narra, con l’ausilio di sonorità vagamente ispirate al folclore partenopeo riviste in chiave aggressiva, le nefandezze di un individuo che commette crimini d’ogni genere.Violenza gratuita, amore malato, cinismo ed egolatria si mescolano a ricreare un personaggio il quale finisce per identificare e descrivere il lato malvagio e affascinante che ci appartiene per natura.Nella sempre radiosa e persistente frivolezza della musica odierna, Frigidarium tenta l’aggressione all’ipocrisia di coloro che si credono dei giusti.“…oltretutto, con frigidarium, vorrei denunciare un certo vuoto sprigionato da quelli che hanno dimenticato il valore e l’onere scaturito dalla presenza di un microfono acceso davanti alla bocca e da dieci, 100 o 1000 orecchie aperte in attesa del tuo dire”.
(D. Lorai)